Sviluppo sostenibile, Lombardia leader nelle energie rinnovabili

La Lombardia scommette sullo sviluppo sostenibile ed è leader nelle energie rinnovabili. Per iniziare, olio usato che si trasforma in energia. Quindi cartoni buttati via che diventano mobili. Nonchè pneumatici che si trasformano in panchine.
E via di questo passo. Al fine di avere un mondo sempre migliore e più vivibile. Per tutti.
 

Parola d’ordine è differenziare

La parola d’ordine è differenziare, seguendo le buone regole di smaltimento e conferimento dei rifiuti, così si fa del bene all’ambiente, si genera materia prima seconda e si risparmia.

Contributo fondamentale

Un contributo fondamentale, in questo senso, lo stanno dando non solo i Comuni più virtuosi, quelli in cui si fa raccolta differenziata spinta. Ma anche i consorzi e i soggetti che si occupano di gestire e smaltire specifiche tipologie di materiali. Infatti, lo sviluppo sostenibile e il domani delle energie rinnovabili ha bisogno dell’azione di tutti.
Partiamo dalla raccolta differenziata di carta e cartone che, a livello nazionale, è passata da 1 milione di tonnellate del 2000 alle oltre 3 milioni di tonnellate del 2011, con un procapite medio attuale di 50,6 kg per abitante. “Oggi viaggiamo intorno a circa l’80% di riciclo di tutti gli imballaggi di carta e cartone immessi sul consumo nazionale e un recupero superiore al 90%”, ha spiegato all’Adnkronos Claudio Montalbetti, direttore generale di Comieco, il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica.
Un risultato che permette di dire che “di 10 imballaggi di carta e cartone immessi sul mercato 9 vengono recuperati e riciclati”. Quanto al 2012, “Registriamo una sorta di flessione generalizzata non solo nella carta ma in tutti i materiali e soprattutto nei rifiuti solidi urbani. Questo è l’effetto della recessione. Con la crisi si consuma di meno, ci sono quindi meno rifiuti ma anche meno carta e cartone da riciclare. Possiamo però dire che i Comuni che hanno avviato la raccolta differenziata nonostante la recessione non solo l’hanno confermata ma anche consolidata”.
In Italia, nel 2011, le fonti rinnovabili hanno rappresentato il terzo settore di approvvigionamento energetico dopo petrolio e gas, con oltre il 13% del consumo totale lordo, facendo anche registrare l’incremento maggiore tra tutte le fonti: +7%. La crescita maggiore è del fotovoltaico cresciuto di oltre cinque volte e mezzo rispetto al 2010 e con 9,3 Gw installati nel 2011 ha reso l’Italia il primo mercato al mondo del fotovoltaico.

Italia terza per occupati in energie rinnovabili

L’Italia risulta anche il terzo paese dell’Ue per occupati nelle rinnovabili dopo Germania e Francia con 108.150 lavoratori. Per raggiungere gli obiettivi europei al 2020è stato anche stabilito un ”burden sharing” fra le regioni italiane: la regione che dovrà generare più energia rinnovabile è la Lombardia con 2.905 ktep (“migliaia di Tonnellate Equivalenti di Petrolio” ), seguita da Piemonte e Toscana. Se si compie un’analisi dei consumi di rinnovabili, le regioni da cui si attende il maggior consumo sono Marche e Sicilia. E veniamo ai rifiuti: la produzione di quelli urbani in Italia cresce più del Pil e dei consumi. Il metodo di smaltimento preferito è la discarica con ben 10 regioni che mandano in discarica più del 60% dei rifiuti urbani. 
 
Ci sono invece in Europa sei Paesi a discarica zero o quasi zero che hanno tassi di riciclo pari al 60%. L’ Italia ha un recupero di materiali del solo 33%, dato questo che indica che c’è un grande spazio per la green economy. Nelle regioni italiane dove è più spinta la raccolta differenziata, è minore il costo di smaltimento dei rifiuti. In Lombardia con il 47% di raccolta differenziata si è speso 24,65 centesimi di euro per gestire un chilogrammo di rifiuti. In Veneto, con il 56,2%, 25,88 centesimi. Mentre nel Lazio invece con il 17,8%, 31,84 centesimi. Infine, in Sicilia, con il 7,1%, 29,83 centesimi al chilogrammo. Gli occupati totali nella gestione dei rifiuti in Italia sono circa 120.000. Per lo sviluppo sostenibile e le energie rinnovabili vi è, dunque, grande spazio.
 
”Prevediamo di arrivare a raccogliere, entro la fine dell’ anno, un totale di 1.200 tonnellate di lampade esauste dai soli canali professionali, che già a settembre 2012 evidenziavano un +25%”, dichiara Fabrizio D’Amico, direttore generale di Ecolamp. In 28 anni, poi, sono stati raccolti oltre 4 miliardi di kg di olio usato.
“Quando abbiamo iniziato, 28 anni fa, eravamo praticamente soli a seguito di una direttiva europea che imponeva agli Stati di raccogliere l’olio usato che è un rifiuto particolarmente pericoloso. Da quella data in avanti molte cose sono cambiate”, spiega il presidente del Consorzio obbligatorio degli oli usati, Paolo Tomasi.
In 28 anni di attività, “Il consorzio ha raccolto circa 4 miliardi e 500 milioni di chili di olio usato e li ha recuperati per intero. L’89% è andato alla rigenerazione e la parte restante è andata alla combustione con il recupero di calore. Complessivamente, questo vuol dire un risparmio per la bilancia economica per la nostra nazione: 3 miliardi di euro è stato il vantaggio complessivo di questa operazione”. “Oggi – conclude Tomasi – siamo arrivati a consuntivare il 99% della raccolta potenziale” .
Recuperare conviene, non solo perchè si genera materia prima seconda. Nelle regioni in cui si differenzia di più, infatti, è minore il costo dello smaltimento dei rifiuti: secondo il Rapporto ”Green Economy per uscire dalle due crisi”, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con l’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), in Lombardia con il 47% di raccolta differenziata si è speso 24,65 centesimi di euro per gestire un chilogrammo di rifiuti; in Veneto con il 56,2% di raccolta differenziata 25,88 centesimi; nel Lazio invece con il 17,8% di raccolta differenziata 31,84 centesimi; in Sicilia con il 7,1%, 29,83 centesimi al chilogrammo. Gli occupati totali nella gestione dei rifiuti in Italia sono circa 120.000.

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