No al latte in polvere nei formaggi, Maroni firma petizione Coldiretti a Expo

Maroni no al formaggio senza latte ColdirettiLa Lombardia si schiera contro i formaggi senza latte. Il Presidente della Regione Roberto Maroni presso lo stand della Coldiretti a Expo, ha firmato la petizione contro l’utilizzo delle polveri per ottenere formaggi, jogurt e latte come invece vorrebbero alcuni industriali italiani che hanno sollecitato la UE a intervenire la norma sulla qualità del lattiero caseario Made in Italy.

FIRMA MARONI BUON SEGNALE – “Difendere quella legge è una battaglia di civiltà – ha spiegato Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – non possiamo lasciare che per l’interesse di una lobby ci vada di mezzo un intero Paese che sulla qualità dell’agroalimentare Made in Italy ha creato centinaia di migliaia di posti di lavoro ed esportazioni per oltre 30 miliardi di euro ogni anno. Vogliamo buttare via tutto questo? Non credo. Per tale ragione è importante il sostegno delle istituzioni. La firma del Presidente Roberto Maroni è un buon segnale per gli allevatori, lombardi e del resto d’Italia”.
La petizione è stata firmata anche da Arga Lombardia Liguria che ne ha dato notizia con un tweet venerdì 17 luglio.

A RISCHIO 63 FORMAGGI TRADIZIONALI – In Lombardia – ha sottolineato Coldiretti regionale – si produce il 40% di tutto il latte italiano e con il via alle polveri si metterebbero a rischio 63 formaggi tradizionali della Lombardia sui 487 censiti a livello nazionale. Il tutto in un territorio che ha perso 2.936 allevamenti da latte in dieci anni e dove il sistema zootecnico è in affanno per colpa di un prezzo del latte di appena 36 centesimi al litro imposto dalle industrie agli allevatori, che con quella cifra non si pagano nemmeno mezza tazzina di caffè al bar.

formaggi tipiciBUCO DA 200 MILIONI DI EURO – Rispetto alla scorso anno la caduta delle quotazioni, causata dalle importazioni di latte e semilavorati dall’estero, ha creato un buco di quasi 200 milioni di euro nel sistema zootecnico regionale. “E sarebbe stato anche peggio se non avessimo avuto almeno la metà del latte valorizzato grazie al circuito del Grana Padano e degli altri formaggi Dop – ha sottolineato Prandini – Per i prodotti caseari che non sono a denominazione di origine protetta, come ad esempio la maggior parte delle mozzarelle e dei formaggi freschi, invece la legge non impone l’utilizzo di materia prima italiana e non impone neppure l’indicazione in etichetta dell’origine del latte utilizzato, che molto spesso viene importato dall’estero”. L’uso delle polveri andrebbe a peggiorare una situazione già critica.

FALSO MADE IN ITALY ALL’EXPO – E alimenterebbe fenomeni distorsivi del sistema agroalimentare italiano come constatato durante i primi due mesi di Expo: in almeno un Paese su quattro (25 per cento) tra quelli che partecipano all’Esposizione Universale sono realizzate e vendute diffusamente fantasiose ed imbarazzanti interpretazioni di piatti e prodotti alimentari falsamente italiani in sfregio all’identità del Made in Italy.

contraffazione mostra Coldiretti 1ECCO I “TAROCCHI” – Dal Thai pesto che corregge in stile orientale la prestigiosa salsa ligure alla SauceMaffia del Belgio per intingere le patatine, dal kit statunitense per preparare in pochi giorni a casa il Parmigiano a quello per il vino Barolo, ma ci sono anche gli improbabili tortelloni con la polenta austriaci, i chapagetti coreani e il prosciutto San Daniele del Canada, oltre agli spaghetti alla bolognese, diffusi ovunque tranne che in Italia, tra gli esempi delle storpiature che – ha sottolineato Coldiretti – è costretto a subire il patrimonio enogastronomico italiano nel mondo.

TRICOLORE SFREGIATO – “Non solo monumenti. Ad essere sfregiato nel mondo è anche il Made in Italy alimentare, dallo sfruttamento di antipatici stereotipi per fare marketing sulla pelle degli italiani alle maldestre rivisitazioni di antiche ricette, dalla ridicolizzazione di storici processi produttivi ai nomi storpiati, dalla banalizzazione delle denominazioni fino ai piatti tricolore inventati di sana pianta”, ha affermato il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “l’Expo di Milano può rappresentare un momento di svolta per la tutela del patrimonio alimentare e culinario italiano che è il più apprezzato, ma anche il più offeso nel mondo”.

ITALIAN SOUNDING – L’elenco degli orrori denunciati ed esposti dalla Coldiretti è infatti molto lungo e comprende il caffè Mafiozzo stile italiano della Bulgaria, il Contraffazionecoldiretti1vino bordolino bianco dell’Argentina, la zottarella della Germania da dove arriva anche la Firenza salami, ma la confusione regna sovrana anche in Messico dove si vende un Parma Salami Genova mentre dalla Romania arriva il barbera bianco, dal Brasile la pomarola, il salame toscana dalla Danimarca, il Chianti bianco della Svezia, dall’Egitto l’italiano pasta e dagli Usa il sugo all’arrabiatta mentre Prosecco e Parmesan, con tanto di scritta in cirillico, vengono dalla Russia che proprio ad Expo ha dovuto ritirare dal proprio padiglione alcuni formaggi di produzione nazionale che scimmiottavano palesemente quelli italiani con il marchio Prego “Italian Style” con una scritta “Original Italian Recipe.

contraffazione mostra Coldiretti ParmesanUSA E AUSTRALIA MAGGIORI PRODUTTORI DI “FALSI” – In realtà, a differenza di quanto avviene per altri articoli come la moda o la tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono – ha rilevato Coldiretti – i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti e dall’Australia da dove arriva il Parmesan con il marchio Perfect italiano, ma molto diffuse sono le imitazioni dei prodotti tipici e i piatti della cucina italiana completamente inventati come la “Pasta con mais, erbe e Parmesan” indicata sul sito ufficiale di Masterchef Australia.

LA RICOTTA DEL WISCONSIN – La situazione è ancora molto più grave negli Stati Uniti dove il 99 per cento dei formaggi di tipo italiano è realizzato in California, Wisconsin e nello Stato di New York, nonostante i nomi richiamino esplicitamente le specialità casearie piu’ note del Belpaese, dalla Mozzarella alla Ricotta, dal Provolone all’Asiago, dal Pecorino Romano al Grana Padano, fino al Gorgonzola. Il problema riguarda anche i salumi con la Finocchiono Milano’s Suino D’Oro, il salame toscano o il salame calabrese, tutti rigorosamente Made in Usa come anche l’olio di oliva Pompeian, il Chianti californiano e i pomodori San Marzano “spacciati” come italiani.

300.000 POSTI DI LAVORO PERSI – “La tutela del patrimonio agroalimentare all’estero è una area prioritaria di intervento per le Istituzioni a tutela dell’identità nazionale, ma anche per recuperare risorse economiche utili al Paese e per tornare a crescere”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che la contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari fa perdere al vero Made in Italy oltre 60 miliardi di euro di fatturato all’estero che potrebbero generare trecentomila posti di lavoro. In questo contesto – ha concluso Moncalvo – è particolarmente significativo il piano per l’export annunciato dal Governo italiano che prevede, per la prima volta, azioni di contrasto all’italian sounding a livello internazionale”.

IL MADE IN ITALY SFREGIATO

Caffè Mafiozzo Bulgaria
Sauce Maffia Belgio
Thai Pesto Stati Uniti
Tortelloni con polenta Austria
Prosciutto San Daniele Canada
Bordolino bianco Argentina
Chapagetti Corea del Sud
Zottarella Germania
Parma Salami Genova Messico
Barbera bianco Romania
Pomarola Brasile
Salame Toscana Danimarca
Chianti bianco Svezia
Italiano pasta Egitto
Parmesan Russia
Finocchiono Milano’s Stati Uniti
Parmesan Perfect italiano Australia
Fonte: Coldiretti

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