Sisma: un anno dopo nel mantovano ancora 2 mila fuori casa, danni stimati in 900 milioni di euro – Fiaccolata questa sera a Quistello

Moglia, nel centro storico sono iniziate le demolizioni degli edifici

Domani, 29 maggio ricorre un tremendo anniversario per il territorio del mantovano. Dodici mesi fa la seconda scossa sismica, dopo la prima del 20, ha messo in ginocchio edifici, aziende e attività produttive.

Come abbiamo ricordato in occasione del convegno “Terre in Moto” organizzato venerdì a Mantova con il sostegno del Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti, quello della Lombardia è un terremoto dimenticato, passato in second’ordine rispetto a quello dell’Emilia che causò morti e feriti. Nel video realizzato dalla collega Barbara Dentis le immagini delle ferite che hanno segnato le terre del mantovano e i protagonisti del convegno ospitato a Palazzo Soardi.

Un anno fa le prime scosse il 20 maggio poi quelle devastanti del 29 che hanno provocato gravi danni in 41 dei 70 Comuni e gravissimi in 15, quelli del cratere e tutti concentrati nella bassa al confine con l’Emilia.

Questa sera i quindici sindaci delle località più colpite si ritroveranno a Quistello, con Moglia uno dei paesi simbolo della devastazione, per una fiaccolata per ricordare i tragici momenti e chiedere uno sforzo allo Stato per la ricostruzione che va a rilento.

A Quistello il palazzo del Municipio è ancora inagibile

Dopo un anno,  nel Mantovano sono ancora circa 2mila le persone che sono fuori casa; i danni stimati ammontano a 800-900 milioni di euro, poche le risorse pubbliche già arrivate. E con un problema fondamentale: ”Quello di riequilibrare gli stanziamenti previsti per le civili abitazioni, in modo che quelli per la Lombardia siano uguali a quelli per l’Emilia, mentre adesso la ripartizione ci penalizza” afferma il presidente della Provincia di Mantova Alessandro Pastacci.

Le scuole in tutti i Comuni danneggiate hanno ripreso regolarmente nei vecchi edifici riparati oppure in moduli prefabbricati in attesa di costruire nuovi plessi.

In ritardo i lavori per le altre strutture pubbliche come i municipi (quelli del cratere hanno tutti dovuto lasciare le vecchie sedi) e come i monumenti, soprattutto quelli del capoluogo, che hanno subito gravi danni (gran parte del Ducale con la Camera degli sposi è ancora chiuso al pubblico). Tante le chiese ancora inagibili.    

Il sistema produttivo ha sofferto ma, a fatica, ha ripreso, anche se molte aziende sono ancora alle prese con il  rebus della certificazione di agibilità sismica per i capannoni, complessa da ottenere. La speranza è riposta nel Fondo di solidarietà europeo, 37 milioni di euro bloccati dalla  burocrazia e con cui si potrebbe intervenire almeno sugli edifici pubblici:

”La Corte dei Conti lombarda – spiega Pastacci – ha detto che serve un decreto dello Stato per destinarli alle zone terremotate e non un’ordinanza della Regione. Abbiamo già perso cinque mesi. Come solo dal marzo scorso abbiamo avuto le ordinanze regionali per la ricostruzione delle abitazioni civili che, però, vanno cambiate perchè troppo squilibrate rispetto a quelle dell’ Emilia”.

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, di recente, si è detto d’accordo sulle modifiche alle ordinanze e ha già ottenuto l’ok di Enrico Letta per sbloccare i fondi europei. ”Speriamo che in breve arrivi il decreto – afferma il presidente della Provincia -. Come speriamo che la Regione e lo Stato consentano ai nostri Comuni di assumere professionisti per aiutare i loro uffici tecnici, intasati, a preparare le tante pratiche necessarie per ottenere  gli aiuti economici che servono per ricostruire”.

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