Robots o non robots? Questo è il dilemma nelle stalle di Svezia

cartina malmo dall’inviato a Malmö Luca Angelini

MALMӦ (Svezia) – Pensate che le regole di Bruxelles siano un masso sulle spalle dei produttori di latte? Si vede che non siete mai stati in Svezia.

Qui, per dire, una legge nazionale impone che tutte le mucche da latte, d’estate, stiano al pascolo: il minimo va da 2 a 4 mesi l’anno, a seconda della latitudine.

NO MANGIMI OGM – E le cooperative che raccolgono la maggior parte del latte si sono date, come norma, il divieto assoluto di usare mangimi Ogm. I vantaggi ci sono. Ne guadagna il benessere animale e forse non solo quello (l’impiego di antibiotici, ad esempio, è molto basso). Svezia 2 mucche

PREZZO LATTE – Ma è difficile trovare un allevatore che non si lamenti di queste regole che fanno lievitare i costi senza fare altrettanto con i ricavi: in Svezia, secondo i dati della Commissione Europea, il prezzo medio del latte a marzo 2015 era di 31,4 euro al quintale (ma qualche allevatore, durante il nostro viaggio in Svezia organizzato da AgPress e Commissione Europea, ci ha parlato di un prezzo di 2,80 corone al litro, ossia 29,5 euro al quintale) contro la media Ue28 di 31,6; in Italia 35,5.

FORMAGGI IMPORTATI – Senza contare che, come ci fanno notare alla Swedish University of Agricultural Sciences, “il 50% dei formaggi consumati in Svezia è importato, da Paesi dove l’Ogm-free nonSvezia - Carina Sonesson è previsto”. Insomma, la qualità costa, ma non sempre paga. Tant’è che, dice il professor Christian Swensson, “le mucche da latte in Svezia erano mezzo milione nel 1995 e sono scese oggi a 350 mila”. Se pensate, però, che gli allevatori svedesi siano rassegnati al declino, sbagliate. Una delle cose sulle quali hanno puntato per restare a galla è la tecnologia.

I ROBOTS – Quasi una stalla su tre (pari a un migliaio di mandrie), in Svezia, ha un Automatic milking system. Cioè  robots per la mungitura (e quasi sempre è prodotto dalla DeLaval, un’azienda svedese con quartier generale a Tumba).

Svezia 2 - laboratorioFATTORIA BIOLOGICA – Noi ne abbiamo visto uno in azione alla Gunnaröds Gård, una bella fattoria biologica a Stockamöllan, una cinquantina di chilometri a nord est di Malmö. Qui Alvar e Carina Sonesson, su 300 ettari di terreno, la metà dei quali a pascolo, allevano 180 frisone, ognuna delle quali produce circa 10 mila e 400 litri di latte l’anno, cioè quasi 35 litri al giorno, quando sono in lattazione.

Svezia 2 - robot in azioneMILKING MACHINE – A mungere tutto quel latte, però, ci pensano i  robots DeLaval, per i quali i coniugi Sonesson hanno speso, in tutto, 3 milioni di corone (circa 315 mila euro). Una bella cifra. Ma vedere al lavoro la “milking machine” è uno spettacolo. Le mucche tornano dal pascolo ed entrano nella stanza di mungitura quando vogliono (ma se non rispettano il tempo minimo tra una mungitura e l’altra, il sensore che portano al collo lo segnala e il cancelletto di accesso non si apre).

ALTA TECNOLOGIA -l robots, per prima cosa, puliscono le mammelle dell’animale con un getto di acqua calda e aria. Poi, grazie a sensori laser, sulla mammella si posiziona il prendicapezzoli, e in 6-7 minuti la mungitura è cosa fatta.
Non è finita. Il computer collegato al robot analizza in tempo reale tutti i dati di quantità e qualità del latte, evidenziando sul monitor eventuali anomalie.

CERTIFICAZIONE BIO – Alvar e Carina sono soddisfatti dell’acquisto. Ma va anche detto che, grazie alla certificazione bio, per il loro latte prendono circa una corona (11 centesimi di euro) in più al litro. E, visto che, grazie ai robots, la media di mungiture al giorno è di oltre due e mezza (rispetto alle due della mungitura tradizionale), l’aumento di quantità compensa le spese di acquisto, gestione, manutenzione e alimentazione dei robots.

Svezia 2 - il robotDUBBI SU UTILIZZO – Non è però sempre così, come ci avevano spiegato alla Swedish University of Agricultural Sciences. “Anche perché – aveva sottolineato Christian Swensson – il latte in Svezia viene pagato in media 10 centesimi al litro meno che in Germania”.
Tant’è che, per gli allevatori svedesi, “robots o non robots” è un dubbio amletico. Roger Larsson, della fattoria Vallangens Gard di Vaxtorp, un centinaio di chilometri a nord di Malmö, il robot lo comprerebbe anche. Prima, però, vorrebbe ampliare la stalla per far posto ad altre 150 vacche, oltre alle cento che ha oggi in lattazione. Ma, con i prezzi del latte in calo e le difficoltà ad ottenere finanziamenti dalle banche, non ha i soldi né per l’una, né per l’altra cosa.

Svezia 2 - Roger LarssonMUNGITURA A MANO – Una quindicina di chilometri più in là, Lars Inge Gunnarssson, titolare dell’azienda Skottorps sateri, a Laholm, di vacche ne ha molte di più (720, divise in due fattorie). Ma continua a mungerle in una sala mungitura molto tecnologica, ma pur sempre “a mano umana”. Lars dice di conoscere allevatori che si sono pentiti di essersi svenati per comprare i robot. “Ma la cosa positiva – aggiunge – è che si riesce comunque a rivenderli”.
Certo, andrebbe considerato che pure il tempo è denaro.

TREMILA VISITE IN FATTORIA – Alvar e Carina (che, assicurano, cascasse il mondo, ogni anno una bella vacanza a sud dell’Equatore se la concedono), sembrano aver messo in conto anche quello. E, a vederli, sembrano davvero il ritratto della coppia d’agricoltori felice. Una felicità contagiosa, visto che, l’anno scorso, 3 mila persone hanno visitato la loro fattoria, con annesso negozio di prodotti bio. “Il gap tra città e campagna aumenta ad ogni generazione – dice Carina -. Ma i ragazzi che vengono qui hanno voglia di imparare. E credo ne abbiano bisogno”.
Perché l’agricoltura, in fondo, è (anche) una questione di cuore. E quello i robots ancora non ce l’hanno.

 

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