Latte, in dieci anni sparito più del 30% degli allevamenti in Lombardia. Fava: subito Tavolo interprofessionale per fissare nuovo prezzo

Latte 4 muccheIn dieci anni, dal 2003 al 2013, il numero delle stalle lombarde è diminuito di oltre il 30 per cento, passando da 8.761 a 6.042. Se poi si considerano solo quelle che consegnano a industrie e caseifici e si escludono quelle che trasformano in proprio o fanno vendita diretta, si scende sotto la soglia psicologica di 5 mila allevamenti. In media in Lombardia, dove si produce il 40% di tutto il latte italiano, sono sparite oltre 270 realtà all’anno. Lo  spiega un’analisi di Coldiretti Lombardia, realizzata su dati Agea e Direzione Generale Agricoltura di Regione Lombardia.

“Dal 2003 a oggi – ha commentato Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – è stato perso un patrimonio enorme del nostro settore zootecnico. E se alcune aziende si sono ristrutturate sia dal punto di vista produttivo che della gestione, molte altre hanno chiuso, punto e basta, a causa dei costi sempre più alti a fronte di un valore del latte che spesso non ha permesso neppure di coprire le spese”.

Latte cover 1OLTRE UN EURO LA FORBICE TRA PREZZO LATTE ALLA STALLA E  AL CONSUMO – Secondo l’analisi di Coldiretti Lombardia su dati Clal, negli ultimi dieci anni la media del valore riconosciuto dalle industrie a un litro di latte alla stalla non ha raggiunto nemmeno i 39 centesimi al litro e questo nonostante un prezzo al dettaglio per i consumatori che nel tempo ha superato anche l’euro e 60 centesimi.  “La situazione non è migliorata molto neppure quest’anno – ha aggiunto Prandini – visto che a fronte di una quotazione del latte spot di 51,55 centesimi al litro, alle stalle vengono pagati, e non sempre, 42 centesimi. Un prezzo che va assolutamente adeguato al rialzo, anche perché rispetto a qualche anno fa i costi di gestione, dall’energia al foraggio, hanno registrato aumenti fra il 20 e il 30 per cento. O si cambia atteggiamento verso il settore o rischiamo di non riuscire più a invertire il trend, con l’ulteriore sparizione di allevamenti”.

SONDRIO GUIDA LA CLASSIFICA DELLA CRISI – In Lombardia le province che hanno sofferto di più sono Mantova, Lecco, Pavia e Sondrio che detiene anche il record negativo di meno 46 per cento. Quelle in linea con la media regionale sono Brescia, Milano (con Monza Brianza) e Varese. Quelle che hanno “perso meno”, ma sempre con percentuali a due cifre, sono: Bergamo, Como, Cremona e Lodi.

 Riepilogo dati, provincia per provincia

Provincia                     2003                     2013                       Differenza percentuale

Bg                           1.153                       833                                       – 28%

Bs                           2.489                     1.714                                      – 31%

Co                             226                        191                                      – 15%

Cr                           1.072                        807                                      – 25%

Lc                              159                       106                                      – 33%

Lo                              408                       314                                      – 23%

Mi + Mb                      495                      344                                       – 31%

Mn                          1.565                    1.046                                       – 33%

Pv                             164                       111                                        – 32%

So                             877                       471                                       – 46%

Va                             153                      105                                        – 31%

Totale                     8.761                    6.042                                       – 31%

 

Elaborazione Coldiretti Lombardia su dati Agea e Dg Agricoltura Regione Lombardia

Gianni Fava podio convegnoFAVA: MINISTRO DIFENDA PRODUTTORI DEL NORD –  “L’analisi di Coldiretti Lombardia sulla diminuzione, in dieci anni, di oltre il 30 per cento delle stalle che operano nella regione è estremamente preoccupante e invita a riflettere su come impostare le politiche a sostegno di un comparto in sofferenza e non soltanto per il prezzo del latte”.  E’ il commento dell’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Gianni Fava a proposito dell’esito dell’analisi condotta da Coldiretti sulle stalle lombarde e sollecita una presa di posizione forte da parte del Mipaaf.

APPELLO AL GOVERNO – “Martedì prossimo – prosegue Fava – a Bruxelles, l’Unione europea discuterà del settore lattiero-caseario, in vista dell’abolizione delle quote dal 1 aprile 2015. Mi auguro che il ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo si batta per difendere il sistema italiano fin da subito, svolgendo finalmente quel ruolo da protagonista che i nostri produttori si attendono”.

DUPLICE AZIONE – “Bisogna operare su due fronti – esorta ancora l’assessore – chiformaggi tipiciedendo con fermezza all’Unione europea di mettere in campo forme di aiuto al mercato lattiero, alle esportazioni, alle produzioni tipiche, in modo da guidarlo col maggiore equilibrio possibile verso la liberalizzazione. Allo stesso tempo sarebbe auspicabile che, alle parole di una settimana fa del sottosegretario Martina, sulla necessità di convocare nuovamente il Tavolo interprofessionale per rivedere al rialzo il prezzo del latte, seguissero i fatti”.

FILIERA PRODUTTIVA LOMBARDA A RISCHIO – “La Lombardia – ha concluso Fava -, che è la prima regione italiana con oltre il 40 per cento del latte prodotto, ha perso, dal 2003, oltre 270 aziende al giorno. Attendere ancora significa mettere seriamente a repentaglio una filiera produttiva che rappresenta l’ossatura del Made in Italy di qualità”.

 

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