Bellissimi e infestanti. Dal TIB misure per contrastare l’avanzata dei Fiori di loto


TIB
TIB, ovvero “Trans Insubria Bionet“. È questo il nome del progetto approvato dall’Unione Europea per tutelare la biodiversità attraverso la costruzione di un ‘corridoio ecologico’ che percorre la provincia di Varese da nord a sud, collegando il Parco Campo dei Fiori al Parco Ticino.
Capofila la Provincia di Varese, affiancata dalla Regione Lombardia, LIPU–Birdlife Italia, Fondazione Cariplo, Parco Campo dei Fiori, Parco del Ticino e trentacinque Comuni del Varesotto.

Iniziativa internazionale

L’iniziativa, che supera i confini locali per assumere proporzioni internazionali, permette di salvaguardare le connessioni ecologiche – e quindi anche il passaggio della fauna – tra le Alpi, la Pianura Padana, gli Appennini e il Mediterraneo.

Dallo studio alle azioni concrete

Dopo una preliminare fase di studio, stanno per concentrarsi i primi interventi concreti volti a contrastare le specie esotiche invasive e a recuperare gli habitat danneggiati che mettono in pericolo di estinzione alcuni animali.

Lotta alle specie asiatiche

“Innanzitutto cercheremo di contrastare il proliferare di due specie asiatiche: la Ludvigia grandiflora e il Fior di loto“, spiega Massimo Soldarini, responsabile LIPU. “Perchè si tratta di piante molto belle, ma altrettanto dannose per il nostro ambiente. Infatti si riproducono con grande facilità e hanno dimensioni sproporzionate per la nostra realtà”.

Le foglie del Fior di loto

TIB evidenzia che le foglie del Fior di Loto possono raggiungere il metro di diametro. Qundi finiscono per colonizzare completamente gli spazi in cui vivono, togliendo alle specie locali, vegetali e animali, come uccelli e anfibi, la possibilità di sopravvivere e di riprodursi.

Esempio tipico

L’esempio più tipico è quello della Palude Brabbia, riserva naturale e punto d’osservazione per appassionati birdwatchers. Qui i fiori di loto furono introdotti fin dagli anni Cinquanta per farne un vivaio a scopi commerciali. Oggi i canali e i chiari – le pozze che si sono formate a partire dall’estrazione della torba dal terreno – sono completamente invasi dalle “ninfee”. E queste, inabissandosi, contribuiscono all’interramento della palude.

Inaspettata appendice estiva

L’area della Palude Brabbia ospita un’apprezzata stazione ornitologica: nello scorso ottobre, l’inaspettata “appendice” estiva con temperature miti ha fatto sostare numerose varietà di uccelli che hanno trovato abbondanza di insetti fuori stagione. Ovvero una circostanza che ha consentito loro di accumulare preziose riserve di energia. Prima di affrontare la traversata del Mar Mediterraneo e del deserto del Sahara.

Catturati 2.000 uccelli

Nel corso dei 60 giorni di studio (dalla fine di agosto a quella di ottobre) sono stati quasi 2.000 gli uccelli catturati con le reti e poi marcati a scopo scientifico dalla LIPU in Palude Brabbia, appartenenti a ben 53 specie differenti. Tra cui la Cannaiola comune (212 esemplari “catturati”) e il Pettazzurro che di norma transitano per il Nord Italia non oltre la metà di settembre.
TIB
Esemplare di Pettazzurro
“Si tratta di uccelli che”, dice Marco Gustin, Responsabile settore Specie e Ricerca LIPU, “Ogni stagione autunnale viaggiano anche 10.000 km per raggiungere l’Africa centrale e meridionale, provenendo fin dalla Scandinavia e dalla Siberia. Perchè il loro è un volo a tappe forzate, una corsa contro il tempo e contro la stagione fredda che arriva. Per questo sono tra i primi a transitare per le nostre terre”.

Stazione Ornitologica

La Stazione Ornitologicasi rivela strategica per avvicinare bambini e ragazzi al mondo della natura, consentendo alle scolaresche in visita di assistere da vicino ad un’attività di ricerca scientifica zoologica. Infatti, tra le rarità non facilmente osservabili, gli ornitologi hanno avuto la possibilità di avvistare anche il Forapaglie macchiettato. Nonchè l’Averla maggiore e il Picchio rosso minore.
Il Picchio Rosso Minore
Al momento gli attori del TIB, che si chiuderà a dicembre 2015, stanno studiando almeno tre tecniche di rimozione delle piante invasive, che verranno messe in atto a partire dall’anno prossimo in altrettante zone ben delimitate. Nonchè utili a verificare quali, tra gli interventi impiegati, producano i migliori risultati.

Torbiere Parco Campo dei Fiori

L’altro fronte su cui il TIB sta lavorando alacremente, sono le torbiere del Parco Campo dei Fiori. “Si tratta di aree umide indispensabili per la riproduzione degli anfibi. Nonchè per la sopravvivenza di molti mammiferi, che qui trovano acqua e animali di cui nutrirsi” commenta Soldarini.

Evitare chiusura

“La naturale proliferazione delle piante – prosegue – tuttavia prevede che, con il tempo, le torbiere si chiudano per interramento. Per questo il nostro scopo è evitare che questo accada, così da garantire la sopravvivenza di questo prezioso habitat”.
Chiudendo o ostacolando i passaggi naturali ancora praticabili, molte specie vegetali e animali sono destinate ad estinguersi, creando gravi conseguenze non solo per l’ecosistema, ma anche per l’economia e la salute dell’uomo.

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