Acque Liguria, Goletta Verde: rimangono forti criticità

Nessun allarme ma qualche preoccupazione sì. E’ il verdetto di Goletta Verde sulle acque della Liguria. Quasi la metà dei campionamenti eseguiti sono infatti  “fuorilegge”: in undici casi (corrispondenti per lo più alle foci di fiumi e ai canali), rispetto ai 23 punti monitorati lungo i 349 chilometri di costa, è stata evidenziata una carica batterica al di sopra dei valori consentiti dalla legge e per ben nove di questi punti il giudizio è “fortemente inquinato”. Acque avvelenate da scarichi non depurati adeguatamente o che trafilano dalle condotte fognarie con presenze di escherichia coli e enterococchi intestinali che dimostrano ancora una volta che c’è da fare per dare piena attuazione al sistema depurativo ligure.

La celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, ha fatto tappa in Liguria, penultima regione toccata dal tour 2013 dell’imbarcazione ambientalista.

La fotografia dello stato delle acque liguri, scattata in base alle analisi dell’equipe di biologi di Legambiente è stata presentata, in conferenza stampa a Genova, presso la sede di Legambiente Liguria, da Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde e Santo Grammatico, presidente Legambiente Liguria, alla presenza di Rosella Bertolotto di Arpa Liguria.

MONITORAGGIO FOCI CORSI D’ACQUA  – L’attenzione si è focalizzata soprattutto alle foci dei corsi d’acqua e in tratti “sospetti” segnalati dai cittadini, attraverso il servizio SOS Goletta, come ad esempio è accaduto nei casi di Ceriale, Genova, Chiavari e La Spezia.

“Il monitoraggio di quest’anno ci permette di affermare che dove si effettuano interventi per favorire la depurazione, l’allaccio delle utenze alle reti fognarie e si procede con le opere di manutenzione su quelle esistenti queste portano ad un beneficio anche alle acque di balneazione – ha dichiarato Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde -. È però evidente che i problemi storici permangono, soprattutto alle foci dei torrenti e dei fiumi. Ci sono ancora troppe falle nel sistema di depurazione, una criticità che ancora quest’anno stiamo riscontrando in gran parte d’Italia. Riteniamo necessaria un’azione della Regione da attuare in sinergia con enti e amministrazioni locali, associazioni e cittadini, per imprimere una svolta nell’organizzazione e gestione del sistema di depurazione delle acque affinché sia preservato il nostro mare”.

LE AREE CRITICHE – Tra le maggiori criticità riscontrate ci sono quelle alle foci del Roja, dell’Argentina, dello Sturla, dell’Entella, del Magra e del Parmignola.

Foce Bocca di Magra

“Dobbiamo riconoscere alla Regione Liguria che in questi ultimi anni molto è stato fatto per migliorare la performance depurativa ligure. In questo contesto accogliamo con favore anche l’entrata in esercizio del depuratore di Imperia anche se è evidente, dai risultati ottenuti alla foce del torrente Impero, come sia ancora necessario intervenire sul sistema complessivo per ottenere risultati certi in termini di capacità depurativa – ha  sottolineato Santo Grammatico, presidente Legambiente Liguria-. Per quanto riguarda il depuratore del comprensorio Lavagna-Sestri Levante-Ne-Carasco-Castiglione Chiavarese-Casarza Ligure-Cogorno, invece, la Regione ha individuato l’area della “colmatina” in sponda sinistra idraulica del Fiume Entella, come idonea alla localizzazione del depuratore. Crediamo questa sia una scelta sbagliata, che compromette la sicurezza proprio alla foce dell’Entella. Il progetto a nostro avviso andrebbe invece ribaltato all’interno del porto turistico di Lavagna.”

A GENOVA SOLO LA FOCE DELLO STURLA OLTRE I LIMITI – Otto i campionamenti eseguiti in provincia di Genova, la metà dei quali risultati “fortemente inquinati”. Nella città capoluogo sono stati eseguiti tre prelievi e uno solo di questi è risultato con cariche batteriche oltre quelle consentite dalla legge: quello alla foce del fiume Sturla. Nella stessa località entro i limiti è risultato il campionamento eseguito presso la passeggiata Anita Garibaldi. Nessuna anomalia anche nel prelievo eseguito in corrispondenza della foce del Rio Parroco.

INQUINAMENTO A CHIAVARI – Fortemente inquinate sono state poi giudicate le acque campionate a Chiavari (scogli presso spiaggia “ex Gruppo del Sale”), alla foce del fiume Entella, al confine tra Chiavari e Lavagna e a Rapallo (ex “spiaggia dei Cavallini”). Inquinanti contenuti entro i limiti quelli riscontrati a Bogliasco (spiaggia libera comunale, presso Belvedere Unità d’Italia).

Il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati,  Main Partner di “Goletta Verde”  ha intanto ricordato che l’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto –  ha spiegato  Antonio Mastrostefano, Direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU – questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua   inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche”.

A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. In tutta Italia, delle 395mila tonnellate di olio lubrificante che sono state immesse al consumo nel 2012, il Consorzio ha raccolto 177mila tonnellate di olio usato, oltre il 95% del potenziale raccoglibile. In Liguria sono state recuperate 3.394  tonnellate, 1.791 delle quali in provincia di Genova.

La piccola percentuale che ancora sfugge alla raccolta si concentra nel settore industriale e in particolar modo nel “fai da te” in autotrazione, nautica e agricoltura. Si tratta di circa 10mila tonnellate che, se fossero tutte sversate in mare, inquinerebbero una superficie pari a 47 volte il Lago di Garda.

In 29 anni di attività il COOU ha raccolto 4,90 milioni di tonnellate di olio usato, che avrebbero potuto inquinare una superficie d’acqua pari a due volte il Mar Mediterraneo.

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