Dazi cinesi su importazione vini da Europa, Maroni:Macroregione a difesa nostra produzione

 

“Quello di oggi è evento importante, l’applicazione concreta della Macroregione. Che non è solo una cosa politico-istituzionale, ma è lo strumento per risolvere concretamente i problemi. Oltre alle nostre, invito le altre Regioni del Nord ad unirsi perché abbiamo un interesse comune: difendere le nostre produzioni, le nostre imprese, le nostre famiglie”.

Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni intervenendo nel corso di un incontro con i governatori di Piemonte e Veneto, Roberto Cota e Luca Zaia, al Centro di ricerca, formazione e servizi della vite e del vino di Riccagioia (Pavia), organizzato per studiare una strategia comune della Macroregione del Nord rispetto alla minaccia cinese di dazi sulle importazioni di vini dall’Europa.

PRESSIONE SU ISTITUZIONI UE – Di fronte ad una possibile ritorsione della Cina verso l’export europeo, Maroni ha sollecitato “un’azione comune per ovviare all’inerzia del governo italiano”. “Ho già testimoniato al presidente della Commissione Ue Barroso la mia preoccupazione – ha fatto sapere il governatore lombardo – e ho riscontrato la sua attenzione, ma anche una certa incapacità ad agire. Noi su questo caso concreto vogliamo mettere sotto pressione le istituzioni Ue. Manderemo una lettera congiunta al presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso, al presidente della commissione per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale, Paolo De Castro e al commissario europeo all’Agricoltura Dacian Ciolos nella quale facciamo presente la nostra richiesta a intervenire prontamente. Non possiamo lasciare la questione solo nelle mani dei burocrati. È una questione grave sulla quale chiediamo un intervento diretto delle istituzioni europee”.


NON SARA’ INIZIATIVA ISOLATA – Maroni ha assicurato che questo metodo di lavoro verrà attuato ogni qual volta “ci saranno questioni sulle quali c’è un interesse comune a intervenire, anche in settori diversi da quello agricolo”.

REGIONI DEL NORD ARMONIZZINO POLITICHE – Rimanendo invece in campo agricolo, il presidente lombardo ha osservato l’esigenza di un’armonizzazione delle politiche agricole delle regioni del Nord. “Ci sono tante piccole grandi cose sulle quali intervenire – ha fatto notare – per superare delle diversità che non hanno senso. Daremo mandato ai nostri assessori di lavorare con questa prospettiva. Vogliamo creare un ambiente con regole uguali e con il minimo della burocrazia, lasciando così alle imprese più tempo e risorse da dedicare alle loro produzioni”.

EVENTO FORTEMENTE SIMBOLICO – Secondo l’assessore lombardo all’Agricoltura Gianni Fava, quello di oggi è stato un “Evento fortemente simbolico per ribadire centralità nostre produzioni e volontà di difenderle al meglio”. L’esponente di Palazzo Lombardia ha ricordato che in Italia esiste una superficie vitata di circa 650mila ettari, 150.000 dei quali si trovano in Lombardia, Piemonte e Veneto. Tutta la viticoltura del Nord arriva a oltre 238.000 ettari, quindi il 36% della superficie totale e ben il 65% della superficie Doc e Docg. “Stiamo dunque parlando di una produzione sì nazionale – ha osservato Fava – ma con una specificità territoriale ben definita: quando parliamo di vino, parliamo di Nord”.

DIFENDERE EXPORT – “Nel corso degli decenni – ha fatto sapere Fava – abbiamo assistito ad una contrazione del numero dei nostri viticoltori che sono passati da 1,6 milioni a 386.000 che, però, grazie al loro lavoro e all’utilizzo delle migliori tecniche, è corrisposto ad un raddoppio della superficie coltivata e ad un considerevole aumento della produzione. Se sul mercato italiano si sono riscontrare delle difficoltà legate al calo dei consumi per quanto riguarda le esportazioni abbiamo segnato performance ampiamente capaci di compensare anche il gap di domanda interna”.
“Questa dinamica – ha concluso Fava – nel corso degli ultimi anni ha sostanzialmente salvaguardato tutta la filiera dell’altro alimentare italiano. Ecco perché ogni provvedimento che va nella direzione opposta, cioè a inibire queste performance, è assolutamente negativo e necessitano un intervento di ordine politico e istituzionale”. (Ln)

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